Luglio 25, 2009
scriviamo parole ovunque
dappertutto tracciamo immagini
costantemente ci sottoponiamo a rappresentazioni
leggiamo
popoliamo il mondo di segni e poi li interpretiamo
a volte qualcuno crede che ci sia un mistero e scopre la fede
altri una logica e scelgono la scienza
altri ancora sentono e pensano all’arte
parliamo di schemi
oltre tutto c’è solo la verità del nostro corpo
e di come funziona e sta
nell’universo

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Luglio 14, 2009
Sta scivolando verso casa a cavallo della sua bici da corsa anni Ottanta. Al crepuscolo. C’è quella luce che fa vedere le cose che c’erano una volta insieme a quelle che ci sono e ci saranno. È estate, fa caldo, ha i fuseaux fino al ginocchio e un vestitino aderente con una fantasia optical, tessuto sintetico che rifrange in ogni dove i raggi al neon della pubblica illuminazione. Dietro di lei, arriva un’auto.
Sente:
“Scusa, scusa! Quanto ce li hai lunghi i peli della fregna?”
Pensa:
Da dove arriva.
Dove sta andando.
E dove non tornerà più.
Pensa:
“Troppo per te, tesoro”.
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Giugno 29, 2009
Il destino è una questione di conseguenze.
Raccontare una storia, uno o più corsi del fato, è questione di cognizione delle conseguenze. Azioni che si susseguono, conseguenze che si concatenano.
Saper concepire, prevedere e tradurre in uno schema chiaro e semplificato (rispetto alla vita reale) questi flussi naturali (e naturalmente incontrollabili) è raccontare una storia.
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Aprile 2, 2009
“È acqua?”, gli chiese.
“In un certo senso”, rispose lui.
Le sopracciglia di Teresa si inarcarono.
“Diciamo che è un’acqua speciale”.
Allora capì. O credette di capire. Prese la bottiglietta che il ragazzo le tendeva e fece un piccolo sorso. Poi un altro, un po’ meno piccolo. E un altro ancora. E gliela restituì.
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Aprile 1, 2009
il taglio rotondo, appena un po’ allungato sugli angoli, sempre molto aperto
e piantate in mezzo al bianco del bulbo, due gocce nere, due pozzi pieni di un liquido caldo e denso, dove non ritrovarsi più
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Dicembre 18, 2008
disorientamento e vertigine
Una si assenta per un po’, e si trova la casa cambiata. Non diversa, ma con le cose tutte scambiate di posto. E quindi capisce che pure lei c’ha da cambiare. O forse già questa cosa ha preso un’altra forma, che però ora mica si distingue tanto.
Sono un po’ intasata di stimoli, perdonate.
Ma pubblicare questo post ha un qualche senso?
marasmi
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Dicembre 1, 2008
Forse qualcuno avrà notato che da un po’ sto latitando. Infatti il numero di visite a marasmi è sceso. A mantenere alti i click al mio blog, derivati da ovvie chiavi di ricerca in google, rimane solo il post Le puttane non lavorano gratis. Ma sto divagando.
Il punto è che da qualche tempo ho aperto un nuovo blog, su ShowFarm, piattaforma di contenuti che un bel giorno ha deciso di contattarmi per propormi una collaborazione. E tra le mie giornate di lavoro dilatate ben oltre le otto ore e questo nuovo impegno diciamo che non rimane poi molto da dedicare a queste ormai vetuste pagine.
Perciò vediamo un po’ che succede e nel frattempo, cari aficionados, seguite le avventure del mio nuovo alter ego: l’aMara medicina.

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Ottobre 26, 2008
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Ottobre 19, 2008
Oggetto: Problemi/opportunità – Abunai-ki
Da: fab
Data: Sat, 18 Oct 2008 14:46:30 +0200
A: Marasmi
ciao mara,
sto seguendo un convegno che finalmente ha un approccio profondo all’argomento economia: ti scrivo per chiederti un post sul tuo blog parlando dell’ ideogramma allegato (Abunai-ki) e del senso per te del concetto espresso: Abunai=problema, Ki=opportunità
:-)
besos
fab

E va bene Fab. Quel che penso è che per la gente comune (me compresa) la crisi in cui versano le borse di tutto il pianeta sia soltanto un problema.
L’opportunità è unicamente riservata al mondo della finanza e a tutti i suoi abitanti. Ed è l’opportunità di rendersi conto di quanto il loro mondo sia milioni di galassie lontano dal mondo reale, quello in cui noi formichine ci barcameniamo per tenerci un lavoro e per ottenere uno stipendio che sia almeno un po’ degno di questo nome. Magari dentro a una società quotata in borsa.
Col rischio di perdere anche queste piccole banalità, perché i soldi che credevamo fossero in circolazione in realtà non esistono e perché quelli che ci vengono scrupolosamente detratti dalle buste paga e che credevamo dovessero servire a darci un ritorno in termini di assistenza, istruzione, tutela, vengono usati dalle banche centrali per riempire una voragine che comincio a sospettare non abbia fondo. Ci dicono di tener duro per un anno, due al massimo, in nome dell’opportunità di salvarci tutti quanti… ci dicono di crederci…
Per me, Fab, è davvero un bel problema, intricato e pieno di insidie. Quando capirò quali siano le opportunità che mi apre, te lo farò sapere.
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Ottobre 18, 2008
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