La madre non ha la documentazione.
Eppure eravamo lì tutti e due, per l’ecografia di controllo ai reni, mamma e papà, e nessuno dei due si è ricordato di portare i risultati dell’ecografia precedente.
Banale, stupido, poco importante (non c’è niente di patologico da curare) errore, ma di chi è la colpa? Ovvio, mia.
Ovvero, della madre. La madre, centro unico dello sviluppo, della cura e della serenità di un figlio. Lo dicono praticamente tutti i manuali, no? (Uno dei tanti motivi per cui mi rifiuto di leggerli). Così sta scritto.
Anche, persino, sul referto dell’ecografia renale di Niccolò.
Senso di colpa
6 magIl parto frigido
1 apr- Tu partorirai con dolore.
Fu detto alla donna numero uno. E miliardi di donne partorirono con dolore. E al dolore venne dato uno scopo ultimo, o meglio molti scopi ultimi, morali, “scientifici”, teologici, esistenziali, ma tutti uniti da un unico senso: dare forma completa alla femminilità, prepararla alla comprensione profonda di sé. Senza quel dolore non sei una vera donna, non sei una vera madre.
Poi venne l’alba di una nuova era: qualcuno scoprì che alcune donne, durante il parto, o meglio durante la fase espulsiva (quando il bambino esce) provano un orgasmo. Poco importa che quelle donne fossero, e tuttora siano, un’esigua minoranza. Tanto bastò per creare una nuova teologia, una nuova “scienza”, un nuovo esistenzialismo. Studi medici, sociologici e sessuologici (Kinsey, Merelo-Barbera, Pollini), partorirono un nuovo verbo:
- Tu partorirai con piacere.
Somma espressione di questo nuovo verbo è il documentario americano del 2009 Orgasmic Birth (realizzato “for educational use”, come dichiara il sito). Nell’attesa di riuscire a vederlo (vorrei recuperarlo senza pagare i trenta dollari più spese di spedizione necessari) ho navigato un po’ in rete in cerca di opinioni sull’argomento.
Lo scenario è agghiacciante. Sotto il velo di un nuovo femminismo, magari pure credendoci, c’è addirittura chi dice e cerca di sostenere con argomenti scientifici (senza essere poi in grado di comprenderli) che siccome l’utero, con i suoi muscoli e le sue contrazioni, è il centro dell’orgasmo femminile, è chiaro e naturale che nel parto si provi piacere. Se soffri, è perché sei repressa, perché da piccola non hai sviluppato la tua sessualità a causa dei freni imposti da condizioni familiari, sociali, culturali. È per questo che il tuo utero non funziona come dovrebbe ed è per questo che partorire ti fa male. E così ti perdi l’occasione, con il parto, di dispiegare la tua libertà sessuale. Anche perché, siccome il tuo utero, sotto l’influsso maligno di una sessualità repressa, non si è sviluppato fisiologicamente, il tuo parto non rispetterà i canoni della naturalità.
Cito testualmente l’autrice dell’appassionato post da cui ho tratto queste rivelazioni:
“El parto orgásmico se produce porque el propio movimiento del útero es en sí mismo productor de placer, siempre que los músculos funcionen acompasadamente, según el proceso sexual normal; que es lo que sucede cuando el parto se produce de forma natural y se activa según la forma establecida filogenéticamente, por el sistema sexual de la mujer”.
Per fortuna c’è anche chi, senza farsi trarre in inganno dal fatto che parlare di orgasmo durante il parto sia infrangere un tabù sulla sessualità femminile, pensa che
“La teoria dell’orgasmo in travaglio di parto inutile dire che non abbatte un tabù […]. Semplicemente impelliccia il tabù del parto con la griffe del piacere sessuale”.
Il dibattito è aperto. Quello che penso è che va bene parlare di orgasmo durante il parto, come va bene parlare di dolore durante il parto. Va bene parlare di parto, va bene presentare la verità nuda e cruda, va bene smettere di trattarlo come un mistero sibillino della femminilità, che deve essere infatti misteriosa, seducente e in certa misura incomprensibile, altrimenti femminilità non sarebbe.
Non va bene teorizzare. Non va bene, in nome della liberazione da certe credenze, mettercene in testa delle altre. Tanto per farci sentire ancora un po’ inadeguate.
La verità nuda e cruda, casualmente, si scopre che è fatta di storie diverse. Ci sono donne che hanno orgasmi con la stimolazione clitoridea e quelle che ce l’hanno con la stimolazione vaginale. Ci sono donne che hanno un orgasmo durante il parto e quelle che non ce l’hanno. Non è che se si fa esercizio le cose succedono perché così sta scritto nel sacro libro della natura. Non è che se cerchiamo il punto G come se cercassimo Atlantide lo troviamo e funziona pure. Non credo che le donne che la psicoanalisi classificava come “vaginali” si siano mai messe una sonda in vagina. Gli è successo e basta. Forse la natura ci vuole diverse. Non abbiamo tutte la stessa forma, non abbiamo tutte lo stesso piacere. Non abbiamo tutte lo stesso parto. (A proposito di racconti di parto).
Il mio è stato bello, in un certo senso divertente, molto emozionante, doloroso, privo di dolore quando ho fatto l’epidurale, di nuovo doloroso durante l’espulsione. Ma di questo ho già parlato.
Adesso mi sento di aggiungere che è stato un parto frigido. Ma forse sono vittima di questa società fallocratica, che ha soppresso in me l’arcano femminino, che avrebbe trasformato il mio utero nella porta della percezione.
Chi lo sa. Non mi resta che farmi una risata, e chiudere con una vecchia battuta di Spinoza, a proposito del sopracitato documentario:
“Un documentario svela che le donne che partoriscono hanno quasi sempre un intenso orgasmo. La notizia era stata tenuta segreta per evitare la diffusione di vibratori a forma di bambino”.
Prigione o liberazione?
30 marLiberatevi dalle preoccupazioni di principio, tipo “la mia creatura deve essere sempre libera di muoversi altrimenti il suo sviluppo motorio non potrà dispiegarsi pienamente”.
Il box (play pen il vero termine inglese) rientra nella gamma degli oggetti utili per davvero. Garantisco che Niccolò ci sta e ciononostante il suo sviluppo motorio è ben oltre le tappe consacrate dai manuali. Se non vi fidate di me, parlate con la mia pediatra.
Il box non è una gabbia per bambini, visto che i bambini non si fanno certo problemi a farti capire quando vogliono uscire. Il box è infatti dotato di timer, oltre un certo tempo non funziona più. Ma in quel tempo la mamma (o chi per essa) può tirare il fiato e farsi i sacrosanti fatti suoi. Ne va della salute mentale vostra e del vostro bambino. Consigliato soprattutto a quelle mamme/genitori/tutori (come me) che lavorano da freelance, non vanno in ufficio e per la maggior parte della giornata vivono in simbiosi con un gattonatore.
Siccome questa non è una pubblicità, la marca andate a cercarvela. L’unico suggerimento è di prenderne uno usato.
Ostacoli
29 mar- Le femmine sono più simboliche, i maschi sono più motori.
Così sentenzia mia madre, madre di due femmine.
Niccolò gattona in giro per casa mentre noi ci mangiamo un panzerotto e beviamo una birra, e in effetti si muove che è un piacere, anche se il mio nuovo lavoro è consolarlo quando si prende le sue immancabili zuccate quotidiane.
È diventato bravissimo a scavalcare la barra di plastica che unisce le gambe del seggiolone. Pa-pa, prima una mano poi l’altra, e a seguire le gambe. Attento, preciso. Ma io me lo ricordo il giorno in cui l’ha fatto per la prima volta, appena una settimana fa, forse anche meno. Arrivato all’ostacolo, si è fermato a guardarlo.
Sarà dura.
Sembrava di vedere i suoi pensieri. Si è guardato alle spalle, ma non è tornato indietro. Ha voluto provarci. Superare la barra con le mani non è stato così difficile. A quel punto però c’è stato uno stallo. Ed è durato un bel po’. Lui stava lì, con le mani da una parte e le gambe dall’altra, tirava su il sedere, si girava, staccava una mano, dondolava avanti e indietro, avanzava e arretrava di infinitesimi di millimetro. E mugolava. Sempre di più.
- Mmmmh. MMMMMHHHHH!
Fatica e frustrazione.
Lamenti.
Aiuto mamma, aiutami.
Io stavo davanti a lui, accovacciata, un po’ mi veniva da ridere e un po’ avrei voluto sollevarlo e portarlo al di là del guado.
Amore, non ti preoccupare, c’è mammina.
Qualcosa però mi diceva di restarmene lì, pronta ad attutire un’eventuale facciata sul pavimento, ma senza intervenire.
Ti ci sei messo tu, e adesso vediamo come ne esci. Io sono qui, ci sono, ma puoi cavartela. Anche se sembri fermo, si vede che stai imparando qualcosa ogni millesimo che passa.
Poi è successo. Un movimento sgraziato, una scivolata sul fianco, un atterraggio di chiappa e Niccolò era libero, aveva saltato lo steccato. L’ho preso in braccio, ci siamo alzati insieme da terra, l’ho guardato in faccia: era stravolto. L’ho sollevato sopra di me e ho riso con lui e sentivo le lacrime che mi facevano il solletico agli occhi.
- Bravo, ce l’hai fatta, bravo!
Mi sentivo incredibilmente leggera. Il mio cuore galleggiava nell’aria. Era come se anch’io avessi scavalcato quella barra con lui, come se superando quell’ostacolo il mio piccolo piccolo bambino mi avesse fatto superare tutti quelli che mi si sono parati, si parano e si pareranno davanti per tutta la vita. Se lui è riuscito a fare quello che ha fatto, io posso fare tutto. Sto esagerando? Sarà che sono femmina. Sarà che sono più simbolica.
Etichette: maternità
Hai voluto il baby? E adesso pedala
7 genOvvero, Maternità precaria parte seconda. Un’inchiesta di Current tv.
http://current.com/e/92876457/it_IT
Etichette: maternità, maternità e lavoro
Maternità precaria #1
15 dicUn’inchiesta di Current tv. Prima puntata: aspettando il parto.
http://current.com/e/92847611/en_US
Etichette: maternità, maternità e lavoro
Versione mamma
1 ottEro solita pensare che avere un figlio non significasse uno stravolgimento della propria vita. Pensavo che sarebbe rimasta la stessa, con l’aggiunta di un bambino. Beata ignoranza. Non c’è niente di meno vero, almeno per quanto riguarda questi primi tempi, e chissà per quanto ancora. Tanto per fare un esempio, oggi, a tre mesi meno un giorno dal parto, è la prima volta che mi metto a scrivere. Ma procediamo con ordine.
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Smettere di lavorare
14 giuMe ne sto qui, nella mia bella casetta. Sola o in compagnia, è qui che passo la maggior parte del mio tempo.
A dire il vero, accadeva anche prima. Ma prima lavoravo, e quasi non mi rendevo conto di ciò che avevo intorno. Lo spazio in questi mesi è cambiato. Adesso ce n’è di più, e posso pensare a quali oggetti potrebbero renderlo più mio.
Nel mio cassetto ci saranno meno fatture. L’unico bonifico che riceverò sul conto nei prossimi mesi sarà l’assegno dell’inps, quando si degnerà di accreditarmelo.
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La forma dell’amore
6 giuLa scorsa notte abbiamo fatto l’amore. È stata la migliore.
Come se ci fossero volute 37 settimane perché i nostri corpi si abituassero l’uno all’altro. Se ci vogliono 37 settimane perché un corpo nuovo si abitui a un corpo nuovo, quante ce ne vogliono per comprendersi?
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