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rimpiangendo le età di lulù

Aprile 14, 2008

Un paio di giorni fa, agonizzante sul divano a sera inoltrata, capito su Melissa P. Mi dico: col mormorio che sollevò ai tempi, questo film devo vederlo. Perché? mi dico invece adesso, perché? Perché fare un film (scrivere una storia) così? La solita famiglia borghese, padre inesistente, madre cieca e sorda, nonna eccentrica, o meglio strampalata; la solita fuga adolescenziale della figlia trascurata. Che dovrebbe essere una fuga nella trasgressione sessuale, una fuga rivoltosa, un atto di rottura sociale e generazionale. Ma di fatto, non è che un percorso di autolesionismo erotico, in cui Melissa si lascia soggiogare, per amore ovviamente, da un gruppo di diciottenni rampanti provenienti da una borghesia ancora più borghese di quella della sua famiglia, prestandosi a realizzare tutte le loro fantasie (che, diciamocelo, hanno ben poco di estremo, figuriamoci di trasgressivo). Senza mai provare piacere, solo una sequenza in crescendo di umiliazioni, punteggiate di patemi d’amore in perfetto stile collegiale. Qual è la morale? Che rimpiango Laura Palmer, Sussurri e Grida e pure Le età di Lulù.

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