Non c’è niente di più concreto, per quanto mi riguarda, dei soldi e, paradossalmente, niente di più astratto della materia che li riguarda, la finanza. Il suo linguaggio è ultra tecnico e specifico, animato da un razionalismo puro, ma se penso al suo oggetto, l’immagine che mi si forma è assolutamente irrazionale e nebulosa.
Sono in pochi a parlare la sua lingua lingua, in pochi a capire le sue leggi e ancora in meno a dominarle, ma l’andamento del mercato finanziario sembra toccare la vita di tutti, più o meno direttamente, a volte in modo catastrofico. E il concetto di soldi, come giustamente nota Gianandrea Abbate, “Nelle mappe emotive (del nostro cervello, ricavate con tecniche di brain imaging, ndr) è uno dei concetti che esprimono il massimo dell’adrenalina e dell’ansia”.
Trovo perciò particolarmente interessante l’intervento dell’economista Giovanni Palladino alla II edizione del Mediolanum Market Forum, dello scorso Aprile, dedicata a “Come comunicare al meglio la finanza”: “Dobbiamo lavorare per un’economia che sia meno di carta e più vicina all’economia reale”.
Se davvero il mondo della finanza è in cerca di un cambiamento nella propria comunicazione, suggerisco l’adozione di una lingua più comprensibile al grande pubblico, con un occhio di riguardo alla sua emotività “monetaria”.
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