Archivio | marzo, 2011

Prigione o liberazione?

30 mar

Liberatevi dalle preoccupazioni di principio, tipo “la mia creatura deve essere sempre libera di muoversi altrimenti il suo sviluppo motorio non potrà dispiegarsi pienamente”.

Il box (play pen il vero termine inglese) rientra nella gamma degli oggetti utili per davvero. Garantisco che Niccolò ci sta e ciononostante il suo sviluppo motorio è ben oltre le tappe consacrate dai manuali. Se non vi fidate di me, parlate con la mia pediatra.

Il box non è una gabbia per bambini, visto che i bambini non si fanno certo problemi a farti capire quando vogliono uscire. Il box è infatti dotato di timer, oltre un certo tempo non funziona più. Ma in quel tempo la mamma (o chi per essa) può tirare il fiato e farsi i sacrosanti fatti suoi. Ne va della salute mentale vostra e del vostro bambino. Consigliato soprattutto a quelle mamme/genitori/tutori (come me) che lavorano da freelance, non vanno in ufficio e per la maggior parte della giornata vivono in simbiosi con un gattonatore.

Siccome questa non è una pubblicità, la marca andate a cercarvela. L’unico suggerimento è di prenderne uno usato.

Ostacoli

29 mar

- Le femmine sono più simboliche, i maschi sono più motori.

Così sentenzia mia madre, madre di due femmine.
Niccolò gattona in giro per casa mentre noi ci mangiamo un panzerotto e beviamo una birra, e in effetti si muove che è un piacere, anche se il mio nuovo lavoro è consolarlo quando si prende le sue immancabili zuccate quotidiane.

È diventato bravissimo a scavalcare la barra di plastica che unisce le gambe del seggiolone. Pa-pa, prima una mano poi l’altra, e a seguire le gambe. Attento, preciso. Ma io me lo ricordo il giorno in cui l’ha fatto per la prima volta, appena una settimana fa, forse anche meno. Arrivato all’ostacolo, si è fermato a guardarlo.

Sarà dura.

Sembrava di vedere i suoi pensieri. Si è guardato alle spalle, ma non è tornato indietro. Ha voluto provarci. Superare la barra con le mani non è stato così difficile. A quel punto però c’è stato uno stallo. Ed è durato un bel po’. Lui stava lì, con le mani da una parte e le gambe dall’altra, tirava su il sedere, si girava, staccava una mano, dondolava avanti e indietro, avanzava e arretrava di infinitesimi di millimetro. E mugolava. Sempre di più.

- Mmmmh. MMMMMHHHHH!

Fatica e frustrazione.
Lamenti.

Aiuto mamma, aiutami.

Io stavo davanti a lui, accovacciata, un po’ mi veniva da ridere e un po’ avrei voluto sollevarlo e portarlo al di là del guado.

Amore, non ti preoccupare, c’è mammina.

Qualcosa però mi diceva di restarmene lì, pronta ad attutire un’eventuale facciata sul pavimento, ma senza intervenire.

Ti ci sei messo tu, e adesso vediamo come ne esci. Io sono qui, ci sono, ma puoi cavartela. Anche se sembri fermo, si vede che stai imparando qualcosa ogni millesimo che passa.

Poi è successo. Un movimento sgraziato, una scivolata sul fianco, un atterraggio di chiappa e Niccolò era libero, aveva saltato lo steccato. L’ho preso in braccio, ci siamo alzati insieme da terra, l’ho guardato in faccia: era stravolto. L’ho sollevato sopra di me e ho riso con lui e sentivo le lacrime che mi facevano il solletico agli occhi.

- Bravo, ce l’hai fatta, bravo!

Mi sentivo incredibilmente leggera. Il mio cuore galleggiava nell’aria. Era come se anch’io avessi scavalcato quella barra con lui, come se superando quell’ostacolo il mio piccolo piccolo bambino mi avesse fatto superare tutti quelli che mi si sono parati, si parano e si pareranno davanti per tutta la vita. Se lui è riuscito a fare quello che ha fatto, io posso fare tutto. Sto esagerando? Sarà che sono femmina. Sarà che sono più simbolica.

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