- Le femmine sono più simboliche, i maschi sono più motori.
Così sentenzia mia madre, madre di due femmine.
Niccolò gattona in giro per casa mentre noi ci mangiamo un panzerotto e beviamo una birra, e in effetti si muove che è un piacere, anche se il mio nuovo lavoro è consolarlo quando si prende le sue immancabili zuccate quotidiane.
È diventato bravissimo a scavalcare la barra di plastica che unisce le gambe del seggiolone. Pa-pa, prima una mano poi l’altra, e a seguire le gambe. Attento, preciso. Ma io me lo ricordo il giorno in cui l’ha fatto per la prima volta, appena una settimana fa, forse anche meno. Arrivato all’ostacolo, si è fermato a guardarlo.
Sarà dura.
Sembrava di vedere i suoi pensieri. Si è guardato alle spalle, ma non è tornato indietro. Ha voluto provarci. Superare la barra con le mani non è stato così difficile. A quel punto però c’è stato uno stallo. Ed è durato un bel po’. Lui stava lì, con le mani da una parte e le gambe dall’altra, tirava su il sedere, si girava, staccava una mano, dondolava avanti e indietro, avanzava e arretrava di infinitesimi di millimetro. E mugolava. Sempre di più.
- Mmmmh. MMMMMHHHHH!
Fatica e frustrazione.
Lamenti.
Aiuto mamma, aiutami.
Io stavo davanti a lui, accovacciata, un po’ mi veniva da ridere e un po’ avrei voluto sollevarlo e portarlo al di là del guado.
Amore, non ti preoccupare, c’è mammina.
Qualcosa però mi diceva di restarmene lì, pronta ad attutire un’eventuale facciata sul pavimento, ma senza intervenire.
Ti ci sei messo tu, e adesso vediamo come ne esci. Io sono qui, ci sono, ma puoi cavartela. Anche se sembri fermo, si vede che stai imparando qualcosa ogni millesimo che passa.
Poi è successo. Un movimento sgraziato, una scivolata sul fianco, un atterraggio di chiappa e Niccolò era libero, aveva saltato lo steccato. L’ho preso in braccio, ci siamo alzati insieme da terra, l’ho guardato in faccia: era stravolto. L’ho sollevato sopra di me e ho riso con lui e sentivo le lacrime che mi facevano il solletico agli occhi.
- Bravo, ce l’hai fatta, bravo!
Mi sentivo incredibilmente leggera. Il mio cuore galleggiava nell’aria. Era come se anch’io avessi scavalcato quella barra con lui, come se superando quell’ostacolo il mio piccolo piccolo bambino mi avesse fatto superare tutti quelli che mi si sono parati, si parano e si pareranno davanti per tutta la vita. Se lui è riuscito a fare quello che ha fatto, io posso fare tutto. Sto esagerando? Sarà che sono femmina. Sarà che sono più simbolica.




Impronte