- Tu partorirai con dolore.
Fu detto alla donna numero uno. E miliardi di donne partorirono con dolore. E al dolore venne dato uno scopo ultimo, o meglio molti scopi ultimi, morali, “scientifici”, teologici, esistenziali, ma tutti uniti da un unico senso: dare forma completa alla femminilità, prepararla alla comprensione profonda di sé. Senza quel dolore non sei una vera donna, non sei una vera madre.
Poi venne l’alba di una nuova era: qualcuno scoprì che alcune donne, durante il parto, o meglio durante la fase espulsiva (quando il bambino esce) provano un orgasmo. Poco importa che quelle donne fossero, e tuttora siano, un’esigua minoranza. Tanto bastò per creare una nuova teologia, una nuova “scienza”, un nuovo esistenzialismo. Studi medici, sociologici e sessuologici (Kinsey, Merelo-Barbera, Pollini), partorirono un nuovo verbo:
- Tu partorirai con piacere.
Somma espressione di questo nuovo verbo è il documentario americano del 2009 Orgasmic Birth (realizzato “for educational use”, come dichiara il sito). Nell’attesa di riuscire a vederlo (vorrei recuperarlo senza pagare i trenta dollari più spese di spedizione necessari) ho navigato un po’ in rete in cerca di opinioni sull’argomento.
Lo scenario è agghiacciante. Sotto il velo di un nuovo femminismo, magari pure credendoci, c’è addirittura chi dice e cerca di sostenere con argomenti scientifici (senza essere poi in grado di comprenderli) che siccome l’utero, con i suoi muscoli e le sue contrazioni, è il centro dell’orgasmo femminile, è chiaro e naturale che nel parto si provi piacere. Se soffri, è perché sei repressa, perché da piccola non hai sviluppato la tua sessualità a causa dei freni imposti da condizioni familiari, sociali, culturali. È per questo che il tuo utero non funziona come dovrebbe ed è per questo che partorire ti fa male. E così ti perdi l’occasione, con il parto, di dispiegare la tua libertà sessuale. Anche perché, siccome il tuo utero, sotto l’influsso maligno di una sessualità repressa, non si è sviluppato fisiologicamente, il tuo parto non rispetterà i canoni della naturalità.
Cito testualmente l’autrice dell’appassionato post da cui ho tratto queste rivelazioni:
“El parto orgásmico se produce porque el propio movimiento del útero es en sí mismo productor de placer, siempre que los músculos funcionen acompasadamente, según el proceso sexual normal; que es lo que sucede cuando el parto se produce de forma natural y se activa según la forma establecida filogenéticamente, por el sistema sexual de la mujer”.
Per fortuna c’è anche chi, senza farsi trarre in inganno dal fatto che parlare di orgasmo durante il parto sia infrangere un tabù sulla sessualità femminile, pensa che
“La teoria dell’orgasmo in travaglio di parto inutile dire che non abbatte un tabù […]. Semplicemente impelliccia il tabù del parto con la griffe del piacere sessuale”.
Il dibattito è aperto. Quello che penso è che va bene parlare di orgasmo durante il parto, come va bene parlare di dolore durante il parto. Va bene parlare di parto, va bene presentare la verità nuda e cruda, va bene smettere di trattarlo come un mistero sibillino della femminilità, che deve essere infatti misteriosa, seducente e in certa misura incomprensibile, altrimenti femminilità non sarebbe.
Non va bene teorizzare. Non va bene, in nome della liberazione da certe credenze, mettercene in testa delle altre. Tanto per farci sentire ancora un po’ inadeguate.
La verità nuda e cruda, casualmente, si scopre che è fatta di storie diverse. Ci sono donne che hanno orgasmi con la stimolazione clitoridea e quelle che ce l’hanno con la stimolazione vaginale. Ci sono donne che hanno un orgasmo durante il parto e quelle che non ce l’hanno. Non è che se si fa esercizio le cose succedono perché così sta scritto nel sacro libro della natura. Non è che se cerchiamo il punto G come se cercassimo Atlantide lo troviamo e funziona pure. Non credo che le donne che la psicoanalisi classificava come “vaginali” si siano mai messe una sonda in vagina. Gli è successo e basta. Forse la natura ci vuole diverse. Non abbiamo tutte la stessa forma, non abbiamo tutte lo stesso piacere. Non abbiamo tutte lo stesso parto. (A proposito di racconti di parto).
Il mio è stato bello, in un certo senso divertente, molto emozionante, doloroso, privo di dolore quando ho fatto l’epidurale, di nuovo doloroso durante l’espulsione. Ma di questo ho già parlato.
Adesso mi sento di aggiungere che è stato un parto frigido. Ma forse sono vittima di questa società fallocratica, che ha soppresso in me l’arcano femminino, che avrebbe trasformato il mio utero nella porta della percezione.
Chi lo sa. Non mi resta che farmi una risata, e chiudere con una vecchia battuta di Spinoza, a proposito del sopracitato documentario:
“Un documentario svela che le donne che partoriscono hanno quasi sempre un intenso orgasmo. La notizia era stata tenuta segreta per evitare la diffusione di vibratori a forma di bambino”.

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