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287 – duecentottantasette

25 lug

scriviamo parole ovunque
dappertutto tracciamo immagini
costantemente ci sottoponiamo a rappresentazioni
leggiamo
popoliamo il mondo di segni e poi li interpretiamo

a volte qualcuno crede che ci sia un mistero e scopre la fede
altri una logica e scelgono la scienza
altri ancora sentono e pensano all’arte

parliamo di schemi
oltre tutto c’è solo la verità del nostro corpo
e di come funziona e sta
nell’universo

Interpreter

note di servizio

1 dic

Forse qualcuno avrà notato che da un po’ sto latitando. Infatti il numero di visite a marasmi è sceso. A mantenere alti i click al mio blog, derivati da ovvie chiavi di ricerca in google, rimane solo il post Le puttane non lavorano gratis. Ma sto divagando.

Il punto è che da qualche tempo ho aperto un nuovo blog, su ShowFarm, piattaforma di contenuti che un bel giorno ha deciso di contattarmi per propormi una collaborazione. E tra le mie giornate di lavoro dilatate ben oltre le otto ore e questo nuovo impegno diciamo che non rimane poi molto da dedicare a queste ormai vetuste pagine.

Perciò vediamo un po’ che succede e nel frattempo, cari aficionados, seguite le avventure del mio nuovo alter ego: l’aMara medicina.

l'aMara medicina

il rovescio della medaglia

19 ott

Oggetto: Problemi/opportunità – Abunai-ki
Da: fab
Data: Sat, 18 Oct 2008 14:46:30 +0200
A: Marasmi

ciao mara,

sto seguendo un convegno che finalmente ha un approccio profondo all’argomento economia: ti scrivo per chiederti un post sul tuo blog parlando dell’ ideogramma allegato (Abunai-ki) e del senso per te del concetto espresso: Abunai=problema, Ki=opportunità

:-)
besos
fab

E va bene Fab. Quel che penso è che per la gente comune (me compresa) la crisi in cui versano le borse di tutto il pianeta sia soltanto un problema.

L’opportunità è unicamente riservata al mondo della finanza e a tutti i suoi abitanti. Ed è l’opportunità di rendersi conto di quanto il loro mondo sia milioni di galassie lontano dal mondo reale, quello in cui noi formichine ci barcameniamo per tenerci un lavoro e per ottenere uno stipendio che sia almeno un po’ degno di questo nome. Magari dentro a una società quotata in borsa.

Col rischio di perdere anche queste piccole banalità, perché i soldi che credevamo fossero in circolazione in realtà non esistono e perché quelli che ci vengono scrupolosamente detratti dalle buste paga e che credevamo dovessero servire a darci un ritorno in termini di assistenza, istruzione, tutela, vengono usati dalle banche centrali per riempire una voragine che comincio a sospettare non abbia fondo. Ci dicono di tener duro per un anno, due al massimo, in nome dell’opportunità di salvarci tutti quanti… ci dicono di crederci…

Per me, Fab, è davvero un bel problema, intricato e pieno di insidie. Quando capirò quali siano le opportunità che mi apre, te lo farò sapere.

anche le donne

17 ott

si fanno le seghe

No, lo so, voi dite: i maschi si fanno le seghe, le femmine i ditalini.

Ditalini? Che cosa significa? Tanto per dirne una, chi ha deciso che usiamo solo le dita? E sentiamo un po’, su che cosa dovremmo usarle?

È come dire che
masturbarsi, per una donna, significa:

a. sgrillettarsi forsennatamente

b. fare un po’ di dentro-e-fuori usando un dito invece di un pene

Il primo significato
, in fondo, non si discosta troppo dalla realtà dei fatti. Anche se possiamo dire che sgrillettarsi forsennatamente è solo una delle componenti di questa gratificante attività.

Ma il secondo…
non vale nemmeno la pena di sprecarci parole.

Io non so quale sia l’etimologia di “ditalino”, né la sua provenienza. Ma sono quantomeno persuasa che l’origine di entrambe sia maschile.

(in)certi milanesi

9 mag

(cattive abitudini che cerco di perdere)

La cadenza milanese è l’apoteosi dell’incertezza. Quelle sillabe finali trascinate all’infinito che danno l’impressione di non sapere come finire una frase. Fatto che peraltro accade assai di rado: la moda, da queste parti, è farfugliare un paio di parole a denti stretti, troncare il periodo a metà e dire: capito, no? E, se l’interlocutore è anche lui milanese, la risposta sarà immancabilmente: chiaro!

finanza, ma che lingua parli?

6 mag

money bagNon c’è niente di più concreto, per quanto mi riguarda, dei soldi e, paradossalmente, niente di più astratto della materia che li riguarda, la finanza. Il suo linguaggio è ultra tecnico e specifico, animato da un razionalismo puro, ma se penso al suo oggetto, l’immagine che mi si forma è assolutamente irrazionale e nebulosa.
Sono in pochi a parlare la sua lingua lingua, in pochi a capire le sue leggi e ancora in meno a dominarle, ma l’andamento del mercato finanziario sembra toccare la vita di tutti, più o meno direttamente, a volte in modo catastrofico. E il concetto di soldi, come giustamente nota Gianandrea Abbate, “Nelle mappe emotive (del nostro cervello, ricavate con tecniche di brain imaging, ndr) è uno dei concetti che esprimono il massimo dell’adrenalina e dell’ansia”.
Trovo perciò particolarmente interessante l’intervento dell’economista Giovanni Palladino alla II edizione del Mediolanum Market Forum, dello scorso Aprile, dedicata a “Come comunicare al meglio la finanza”: “Dobbiamo lavorare per un’economia che sia meno di carta e più vicina all’economia reale”.
Se davvero il mondo della finanza è in cerca di un cambiamento nella propria comunicazione, suggerisco l’adozione di una lingua più comprensibile al grande pubblico, con un occhio di riguardo alla sua emotività “monetaria”.

buona festa del lavoro a tutt@

1 mag

may day may day

(un paio di critiche sulla comunicazione: scelte cromatiche dubbie e “transnazionalizzazione” poteva esserci risparmiato -occhio alla paura di apparire veterocomunisti, a volte gioca brutti scherzi)

euro may day 2008

autoSuggerimento di lettura

30 apr

Watzlawick crede che l’uomo disponga di due linguaggi diversi.

Il mondo della razionalità è controllato dall’emisfero cerebrale sinistro e ci consente di interpretare la realtà obbiettiva secondo una logica metodologica.

Questa è spesso in conflitto con l’attività dell’emisfero destro, origine delle fantasie dei sogni e delle idee che possono sembrare illogiche e assurde.

Il linguaggio della psicoterapia è il linguaggio dell’emisfero destro, perché in esso l’immagine del mondo è concepita ed espressa.

Questo libro è destinato a insegnare la grammatica dell’emisfero destro in cui si realizza il cambiamento: il lavoro della terapia secondo Watzlawick è cambiare l’immagine del mondo che produce dolore nel paziente.

Per realizzare ciò diverse tecniche e strategie: paradossi, spostamenti di sintomi, giochi verbali

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