
Ieri mi sono addormentata pensando al mio primo amore. Lo conosco da prima che la mia mente fosse in grado di formare ricordi, eravamo amici di famiglia e io, lui e sua sorella abbiamo passato l’infanzia insieme. Il colore dei suoi capelli era un rosso deciso, che col tempo diventò sempre più tizianeso. Per anni è stato l’oggetto preferito delle mie fantasie crepuscolari, quelle che precedono i sogni, in principio avventurose, poi romantiche, poi…
Con lui condividevo anche un’adorazione folle per Bruce Springsteen. Amavo lui e amavo il Boss, con una passione che credo di non aver ancora ritrovato, negli amori reali della mia vita adulta. Quando zompettavo per la casa cantando a squarciagola Thunder Road, Rosalita, Born To Run, c’erano due fuochi a bruciarmi dentro, che si alimentavano l’un l’altro.
Qualche anno fa, finita l’università, il mio primo amore è partito, e non l’ho più incontrato. Sua sorella vive da anni a Roma e comunque non la frequentavo più da tempo. Suo padre e sua madre si sono separati e hanno perso i contatti con i miei.
Non so dove viva ora, so solo, e nemmeno con certezza, che è l’America Latina (ma non saprei nemmeno dire se del Sud o Centrale).
Eppure, ancora capita che il mio pensiero si soffermi su di lui e sulla fantasia di un amore sconfinato, ma che di fatto non ha mai varcato i confini della mia immaginazione. L’unica speranza è che questo blog faccia il giro del mondo e che lui legga, un giorno, questa mia tardiva confessione.