Posts contrassegnato dai tag ‘caos’

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287 – duecentottantasette

Luglio 25, 2009

scriviamo parole ovunque
dappertutto tracciamo immagini
costantemente ci sottoponiamo a rappresentazioni
leggiamo
popoliamo il mondo di segni e poi li interpretiamo

a volte qualcuno crede che ci sia un mistero e scopre la fede
altri una logica e scelgono la scienza
altri ancora sentono e pensano all’arte

parliamo di schemi
oltre tutto c’è solo la verità del nostro corpo
e di come funziona e sta
nell’universo

Interpreter

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è solo fiction

Giugno 29, 2009

Il destino è una questione di conseguenze.

Raccontare una storia, uno o più corsi del fato, è questione di cognizione delle conseguenze. Azioni che si susseguono, conseguenze che si concatenano.

Saper concepire, prevedere e tradurre in uno schema chiaro e semplificato (rispetto alla vita reale) questi flussi naturali (e naturalmente incontrollabili) è raccontare una storia.

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surprise surprise

Luglio 31, 2008
sophieboop's copysteria

Ed ecco che dai tortuosi meandri del world wide web giunge inatteso un commento che di link in link mi porta in un mondo di parole, immagini, persone nuove, vicine e lontane insieme – costellazioni di anime gemelle perfettamente sconosciute – spazi eterei gravidi di promesse, dove le esperienze si intrecciano senza mai toccarsi, dando vita a un’esperienza inedita in cui mi tuffo nuovamente fiduciosa che prima o poi anche qui – su questo mio impacciato blog – io e altri potremo incappare in piacevoli sorprese.

Questo post è un tributo alla prima che mi sia capitata e alla persona che l’ha portata fino a me, e che forse per prima ha dato un senso a questa mia impresa. Senza spiegazioni, senza lezioni. Semplicemente esistendo.

Sophieboop.

Grazie.

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a qualcuno piace caos

Aprile 28, 2008

È difficile non cedere alla tentazione di trasformare la propria vita in un romanzo.

Specialmente quando capita che si verifichino coincidenze singolari.

Quelle circostanze che si creano in modo del tutto inspiegabile.

Non puoi dire quale successione di eventi abbia condotto a quel punto.

Ma è certo che ce n’è una.

Ed è certo che solo quella successione e nessun’altra avrebbe potuto portarti a vivere esattamente quelle circostanze.

E tu lo sai. Anche se non saprai mai com’è successo.

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daydreaming

Aprile 8, 2008

L’inventore di sogni (The daydreamer) Ian McEwan, 1994

1994, sì, non è una nuova uscita. È un libro di tredici anni fa. Tredici anni fanno già storia, per un libro. E anche per una persona. Quanti anni avevo allora? Quasi quattordici. L’età di Peter Fortune, più o meno. L’”età ingrata”, secondo qualcuno. Un momento strano, in ogni caso. Breve, assurdo, difficile da richiamare alla memoria. Cruciale, però. Ha i contorni sfumati delle zone di frontiera, è quando cominciamo a varcare quella linea di confine che divide impercettibilmente il mondo dei bambini da quello dei grandi. Ian McEwan fotografa quest’attimo fuggente attraverso i sogni grotteschi di un ragazzino con un’immaginazione sconfinata, strappandoci alle certezze della nostra età adulta, per farci rivivere quel senso di assoluta indefinizione che ci accompagna mentre diamo il nostro addio all’infanzia, quel: “chi mai diventerò?”. Ci ritroviamo così a inseguire Peter nelle sue trasformazioni in tutto ciò che c’è di diverso da sè, di curioso, di spaventoso, arrivando infine ad assaggiare la vita detestata dei grandi e alla strabiliante scoperta che anch’essa, almeno in parte, ci riserverà delle dolcezze. L’inventore di sogni, raccondando favole, imprigiona in uno stato ipnotico fino a che non sia stato ripercorso, dal primo all’ultimo centimetro, il ponte perduto tra l’età dei bambini e l’età dei grandi. Chiudendolo sull’ultima pagina, sarà più facile guardare i noi di oggi senza malinconia e alleggerire il nostro presente del rimpianto del passato, sapendo, ormai, che “a nulla e nessuno è dato di restare fermo, non agli uomini, non all’acqua e neppure al tempo”.