Posts contrassegnato dai tag ‘donne’

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post senza parole

Ottobre 18, 2008

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anche le donne

Ottobre 17, 2008

si fanno le seghe

No, lo so, voi dite: i maschi si fanno le seghe, le femmine i ditalini.

Ditalini? Che cosa significa? Tanto per dirne una, chi ha deciso che usiamo solo le dita? E sentiamo un po’, su che cosa dovremmo usarle?

È come dire che
masturbarsi, per una donna, significa:

a. sgrillettarsi forsennatamente

b. fare un po’ di dentro-e-fuori usando un dito invece di un pene

Il primo significato
, in fondo, non si discosta troppo dalla realtà dei fatti. Anche se possiamo dire che sgrillettarsi forsennatamente è solo una delle componenti di questa gratificante attività.

Ma il secondo…
non vale nemmeno la pena di sprecarci parole.

Io non so quale sia l’etimologia di “ditalino”, né la sua provenienza. Ma sono quantomeno persuasa che l’origine di entrambe sia maschile.

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il (doppio) taglio del potere

Ottobre 9, 2008

vagina-ladyPiù cresci, più ne sei consapevole: in quanto donna, hai sempre un certo potere. Un potere esclusivamente femminile, che si esercita in massima parte sugli uomini. E se sai di averlo, lo usi anche.

Crescendo, cominci a intessere sempre più relazioni in cui l’utilità gioca un ruolo fondamentale: perché con le persone che conosci puoi fare cose che ti interessano, perché insieme (o grazie a, o attraverso di) loro puoi realizzare dei progetti, perché sono tuoi colleghi o collaboratori, etc. etc. etc.

È proprio in queste relazioni che quel potere gioca un ruolo fondamentale. E allora cominci a chiederti:

1. quali sono i presupposti per averlo?

2. da dove arriva?

Ecco quello che io ho capito:

1. il presupposto per possederlo è che tu non sia una sola di queste cose: brutta, antipatica, stupida

2. non risiede però né in bei lineamenti o in un bel corpo, né nel tuo sorriso, né nelle tue onde cerebrali.

Quel potere è una diretta emanazione della tua fica.

Dunque, esercitalo. Ma sappi che c’è un rischio. Le tue carte possono essere scoperte, il gioco diventare esplicito. Insomma, quel tuo conoscente/collega/mentore/collaboratore o quel che è può cercare di portarti a letto.

Effetti collaterali: senso di umiliazione; impressione di essere stata stimata per qualche tua dote ma in realtà essere stata marchiata come tipa da scopare; pensare: “ma, magari se ci sto ottengo qualcosa in cambio…”

Consigli di una (assai poco)esperta: se non ci stai, è l’altro a essere umiliato, non tu; in fondo in qualche modo ti apprezza, poi che l’apprezzamento nel suo vocabolario sia sotto la S (quella di “sesso”, o di “scopare”, se non l’avevi capito), fatti suoi; se non ti piace, non starci: il rapporto continuerà a dare i suoi frutti, basta mantenere la posizione, essere sicura e non irrigidirsi (d’altra parte queste situazioni si verificheranno ancora per molto tempo, e chi ci tiene a diventare quella che con espressione odiosa e antiquata, ma calzante, si definisce “acida zitella”?).

E anche se ti piace, pensaci due volte: a quel punto, se ci stai, il tuo potere è perso, e nello stesso istante in cui è andato è l’altro che comincia a esercitare il suo su di te. Allora sì che sei fottuta, due volte.

A meno che lui non si innamori alla follia, come un insegnante di cui mi ha parlato un amico, che ha perso la testa e ancora di più il lavoro per una studentessa di liceo, per sentirsi dire “ciao ciao paparino” dopo un paio di scopate.

Il potere, a quanto pare, è un’arma a doppio taglio un po’ per tutti.

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cara mara

Settembre 27, 2008

Il post più letto in assoluto, su questo blog, è le vere puttane non lavorano gratis. Sapete perché?

Perché pressoché ogni giorno qualcuno arriva qui inserendo come chiave di ricerca in Google “puttane gratis”.

Questo mi suggerisce due riflessioni:

1. la domanda di puttane è inesauribile

2. la maggior parte di chi le cerca non si può permettere puttane sofisticate (leggi: dotate degli strumenti necessari a evitare il marciapiede)

Mi pare quindi quanto mai anacronistica e controproducente la battaglia della mia ahimé omonima ministra Mara Carfagna contro le passeggiatrici e i loro clienti. Non farà altro che spingere le puttane di strada ancora più ai margini, ancora più al buio, ancora più tra le braccia sempre aperte di mafiosi e sfruttatori. E questo lo sappiamo tutti.

Ma mi chiedo quale sia il vero motivo, al di là del compito di gettarci un po’ di fumo negli occhi, della scelta di sposare proprio questa causa.

Sarà che le fa gioco nel restyling della sua immagine pubblica?

O sarà che in fondo invidia chi fa per scelta professionale ciò che lei ha dovuto fare per secondi fini?

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hip teens don’t wear blue jeans

Luglio 22, 2008

Ovvero, le ragazze alla moda non si mettono i jeans. Un successo pop di qualche anno fa, ricordate? Ed era anche un consiglio da seguire, visto che ben due uomini nel 1999 presentarono ricorso alle condanne per molestie, l’uno, e stupro, l’altro, perché la ragazzina e la donna di cui avevano abusato vestivano blue jeans. E videro sospese le loro pene, in virtù del fatto che, come tutti sappiamo

I jeans non possono essere sfilati nemmeno in parte se chi li indossa non dà una fattiva collaborazione.

(E già, perché se una collabora, magari per non dover subire qualcosa di ancora peggiore di uno stupro, lo stupro non esiste. Ma questo aprirebbe un discorso infinito…)

Oggi, con la solita rapidità della giustizia italiana, almeno una delle due sentenze, quella che riguarda le molestie alla ragazzina, è stata ribaltata dalla Cassazione. Avverrà anche per il caso di stupro, che riguarda una donna adulta?

Comunque, ecco la geniale conclusione a cui i giudici sono arrivati (forse dopo un’istruttiva visita al museo delle torture, dove nonostante tutti gli sforzi questo intramontabile indumento proprio non l’hanno trovato):

I jeans attillati non sono una cintura di castità.

Ma come, e io che indossandoli mi sentivo inviolabile?