Posts contrassegnato dai tag ‘politica’

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cara mara

Settembre 27, 2008

Il post più letto in assoluto, su questo blog, è le vere puttane non lavorano gratis. Sapete perché?

Perché pressoché ogni giorno qualcuno arriva qui inserendo come chiave di ricerca in Google “puttane gratis”.

Questo mi suggerisce due riflessioni:

1. la domanda di puttane è inesauribile

2. la maggior parte di chi le cerca non si può permettere puttane sofisticate (leggi: dotate degli strumenti necessari a evitare il marciapiede)

Mi pare quindi quanto mai anacronistica e controproducente la battaglia della mia ahimé omonima ministra Mara Carfagna contro le passeggiatrici e i loro clienti. Non farà altro che spingere le puttane di strada ancora più ai margini, ancora più al buio, ancora più tra le braccia sempre aperte di mafiosi e sfruttatori. E questo lo sappiamo tutti.

Ma mi chiedo quale sia il vero motivo, al di là del compito di gettarci un po’ di fumo negli occhi, della scelta di sposare proprio questa causa.

Sarà che le fa gioco nel restyling della sua immagine pubblica?

O sarà che in fondo invidia chi fa per scelta professionale ciò che lei ha dovuto fare per secondi fini?

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coma profondo. forse irreversibile

Luglio 28, 2008

Precarie e precari, udite udite, ci stanno fregando. Alla grande. Se pensavamo che più in basso di così non ci potessero spingere, adesso che dal cesso stiamo cadendo nella buia profondità delle fogne sappiamo che non era vero.

E non facciamo niente???

È tutto il giorno che vago nella virtualità del web per trovare un qualche appello, uno straccio di iniziativa, una flebile invocazione all’adunanza.

Niente. Solo chiacchiere da blog (e a quanto pare io non sono da meno. Ma almeno non sono un soggetto collettivo).

Possibile che in Francia in tempo zero sono tutti in piazza e noi invece siamo qui a pensare solo ad andarcene al mare? Alle nostre ferie non pagate? Possibile che ci svegliamo solo il primo maggio? (ah già, quando si tratta di ballare e farsi…)

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l’impronta che mi piace

Luglio 22, 2008

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buona festa del lavoro a tutt@

Maggio 1, 2008

may day may day

(un paio di critiche sulla comunicazione: scelte cromatiche dubbie e “transnazionalizzazione” poteva esserci risparmiato -occhio alla paura di apparire veterocomunisti, a volte gioca brutti scherzi)

euro may day 2008

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vicinato bendato

Aprile 16, 2008

Tornando a casa, ieri sera, non era ancora mezzanotte, ero tutta presa dai miei pensieri che immaginavo di riversare qui oggi: il nuovo lavoro, gli amici vecchi e quelli nuovi, i nuovi incontri. Ma, arrivata davanti al portone, assisto a una scena che in un attimo soverchia ogni cosa: la mia vicina di casa -una bella tipa mediterranea, tutta tacco 12, ombretto metallizzato e lunghi capelli di un nero effetto lucido che ricadono a onde sulle spalle- addossata alla porta semiaperta; un uomo che potrebbe essere argentino, come brasiliano, come del Paraguay (ammetto che la mia conoscenza delle fisionomie sudamericane è piuttosto ridotta), che le sta addosso sputandole a pochi millimetri dalla faccia parole che non riesco a sentire ma che mi sembrano avvelenate. E a completare il terzetto, un personaggio femminile improbabile, un barilotto con l’aria della massaia, dal ruolo imprecisabile, che assiste allo scambio tra i primi due cercando senza troppa convinzione di mediare.

Sarà stata l’aria minacciosa che ho cercato di assumere, sarà stato semplicemente il mio arrivo, sia come sia quando faccio la mia apparizione la situazione si scioglie, il rude maschio viene lasciato sulla soglia e le due donne mi seguono dentro. Da quel che capisco sull’ascensore, la mia vicina è esasperata e si è ficcata in circostanze difficili sfuggite al suo controllo, per di più al momento mi sembra alquanto turbata. Non fa che ripetere all’accompagnatrice che deve prendersi tutte le cose del dubbio soggetto che aspetta di sotto e che poi devono andarsene, che lui deve uscire dalla sua vita e non farsi rivedere più. Mentre apriamo le rispettive porte di casa, le chiedo: “Devo preoccuparmi o è tutto a posto ora?”. Lei mi rassicura blandamente. Comunque, una volta detro, sto in ascolto delle voci al di là della parete, e nel buio della mia stanza resto in allerta per un po’. Sento il barilotto dal ruolo imprecisabile andarsene quasi subito, mentre la mia vicina comincia a ricevere telefonate a cui risponde concitata e con affanno. Poi un clacson comincia a suonare insistente. La cosa si risolve nello spazio di un quarto d’ora, e io posso finalmente addormentarmi.

Ma ciò che più mi sconcerta, di tutta questa storia, è l’A4 che l’indomani trovo appeso nell’androne, che reca a caratteri cubitali il seguente messaggio:

Solo una deficente (senza la “i”, n.d.r.) si fa venire a prendere alla 1 di notte da un cretino che al posto del citofono usa il clacson dell’auto. Asini del genere dovrebbero vivere in campagna e non in città. Che NON si ripeta!!!

Dopo le recenti sorti del governo e l’esito di queste elezioni, ho preso atto dell’abissale distanza che mi separa dal mio Paese e che non verrà mai colmata dall’opera del Parlamento entrante e del governo che ne uscirà e, di conseguenza, ho deciso che l’unica politica di cui mi interesserò e che praticherò sarà quella delle relazioni quotidiane, dei rapporti di lavoro, delle micro-comunità di cui, di volta in volta, farò parte.

Ecco, stasera, prima di ricongiungermi alla piccola comunità dei miei amabili condomini (gente così per bene da dare della deficiente a una che nemmeno conoscono per eventi di cui ignorano le dinamiche), avrò la premura di procurarmi un bel megafono e una tromba da stadio.