Archivi delle etichette: sesso

La forma dell’amore

6 giu

La scorsa notte abbiamo fatto l’amore. È stata la migliore.

gatti amore forma dell'amore marasmi e altre calamità maternità sesso gravidanzaCome se ci fossero volute 37 settimane perché i nostri corpi si abituassero l’uno all’altro. Se ci vogliono 37 settimane perché un corpo nuovo si abitui a un corpo nuovo, quante ce ne vogliono per comprendersi?
(continua…)

anche le donne

17 ott

si fanno le seghe

No, lo so, voi dite: i maschi si fanno le seghe, le femmine i ditalini.

Ditalini? Che cosa significa? Tanto per dirne una, chi ha deciso che usiamo solo le dita? E sentiamo un po’, su che cosa dovremmo usarle?

È come dire che
masturbarsi, per una donna, significa:

a. sgrillettarsi forsennatamente

b. fare un po’ di dentro-e-fuori usando un dito invece di un pene

Il primo significato
, in fondo, non si discosta troppo dalla realtà dei fatti. Anche se possiamo dire che sgrillettarsi forsennatamente è solo una delle componenti di questa gratificante attività.

Ma il secondo…
non vale nemmeno la pena di sprecarci parole.

Io non so quale sia l’etimologia di “ditalino”, né la sua provenienza. Ma sono quantomeno persuasa che l’origine di entrambe sia maschile.

il doppio taglio del potere

9 ott

vagina-ladyPiù cresci, più ne sei consapevole: in quanto donna, hai sempre un certo potere. Un potere esclusivamente femminile, che si esercita in massima parte sugli uomini. E se sai di averlo, lo usi anche.

Crescendo, cominci a intessere sempre più relazioni in cui l’utilità gioca un ruolo fondamentale: perché con le persone che conosci puoi fare cose che ti interessano, perché insieme (o grazie a, o attraverso di) loro puoi realizzare dei progetti, perché sono tuoi colleghi o collaboratori, etc. etc. etc.

È proprio in queste relazioni che quel potere gioca un ruolo fondamentale. E allora cominci a chiederti:

1. quali sono i presupposti per averlo?

2. da dove arriva?

Ecco quello che io ho capito:

1. il presupposto per possederlo è che tu non sia una sola di queste cose: brutta, antipatica, stupida

2. non risiede però né in bei lineamenti o in un bel corpo, né nel tuo sorriso, né nelle tue onde cerebrali.

Quel potere è una diretta emanazione della tua fica.

Dunque, esercitalo. Ma sappi che c’è un rischio. Le tue carte possono essere scoperte, il gioco diventare esplicito. Insomma, quel tuo conoscente/collega/mentore/collaboratore o quel che è può cercare di portarti a letto.

Effetti collaterali: senso di umiliazione; impressione di essere stata stimata per qualche tua dote ma in realtà essere stata marchiata come tipa da scopare; pensare: “ma, magari se ci sto ottengo qualcosa in cambio…”

Consigli di una (assai poco)esperta: se non ci stai, è l’altro a essere umiliato, non tu; in fondo in qualche modo ti apprezza, poi che l’apprezzamento nel suo vocabolario sia sotto la S (quella di “sesso”, o di “scopare”, se non l’avevi capito), fatti suoi; se non ti piace, non starci: il rapporto continuerà a dare i suoi frutti, basta mantenere la posizione, essere sicura e non irrigidirsi (d’altra parte queste situazioni si verificheranno ancora per molto tempo, e chi ci tiene a diventare quella che con espressione odiosa e antiquata, ma calzante, si definisce “acida zitella”?).

E anche se ti piace, pensaci due volte: a quel punto, se ci stai, il tuo potere è perso, e nello stesso istante in cui è andato è l’altro che comincia a esercitare il suo su di te. Allora sì che sei fottuta, due volte.

A meno che lui non si innamori alla follia, come un insegnante di cui mi ha parlato un amico, che ha perso la testa e ancora di più il lavoro per una studentessa di liceo, per sentirsi dire “ciao ciao paparino” dopo un paio di scopate.

Il potere, a quanto pare, è un’arma a doppio taglio un po’ per tutti.

charlie in love

10 set

Scarpe tacco dodici di raso verde che
sembrano state fatte sul tuo piede
Tende e copriletto tigrati
Pavimenti lucidi
La mia immagine in uno specchio
Dove la realtà galleggia priva di profondità
(le cose negli specchi non sono affatto come le cose nel mondo)

Fumo e bollicine
e luci colorate
Come al luna-park
Come Alice
Come in Beetle Juice quando si rendono conto di non poter mai più uscire da quella casa
perché il mondo fuori è un deserto popolato da serpentoni psichedelici
e la loro
Una realtà diversa
Sospesa ma normale
Normale e assurda

pornoromantica

7 set

Il sesso come lo facciamo noi due. Mai fatto in vita mia.

Una grammatica ogni volta diversa, ma ci capiamo sempre.

Mai provato un desiderio così feroce.

Sarà per questo che ti amo.

Stanotte penso a te, e mi togli il sonno.

(È anche vero che ho dormito undici ore, ieri notte).

Ma non mi manchi: io ho voglia di te.

rimpiangendo le età di lulù

14 apr

Un paio di giorni fa, agonizzante sul divano a sera inoltrata, capito su Melissa P. Mi dico: col mormorio che sollevò ai tempi, questo film devo vederlo. Perché? mi dico invece adesso, perché? Perché fare un film (scrivere una storia) così? La solita famiglia borghese, padre inesistente, madre cieca e sorda, nonna eccentrica, o meglio strampalata; la solita fuga adolescenziale della figlia trascurata. Che dovrebbe essere una fuga nella trasgressione sessuale, una fuga rivoltosa, un atto di rottura sociale e generazionale. Ma di fatto, non è che un percorso di autolesionismo erotico, in cui Melissa si lascia soggiogare, per amore ovviamente, da un gruppo di diciottenni rampanti provenienti da una borghesia ancora più borghese di quella della sua famiglia, prestandosi a realizzare tutte le loro fantasie (che, diciamocelo, hanno ben poco di estremo, figuriamoci di trasgressivo). Senza mai provare piacere, solo una sequenza in crescendo di umiliazioni, punteggiate di patemi d’amore in perfetto stile collegiale. Qual è la morale? Che rimpiango Laura Palmer, Sussurri e Grida e pure Le età di Lulù.

né colpevoli né vittime

8 apr

Sesso in cambio dell’affitto, del dentista, dell’idraulico: nuove forme di un mestiere vecchio come il mondo, in una narrazione che non cambia mai

Negli ultimi tempi, alcune testate giornalistiche hanno speso parole a profusione sulla presenza in rete di annunci in cui uomini offrono servizi in cambio di prestazioni sessuali. Innocenti fanciulle vengono adescate on-line, cadendo così nella rete di questi moderni sfruttatori (diciamolo, un po’ improvvisati). Ma la notizia dov’è? Non è forse costume antico il cosiddetto pagamento in “natura” (impropriamente, visto che in natura si può pagare anche, che so, con la marmellata)? Non siamo forse, noi donne, maestre nell’arte del baratto di sesso in cambio di prodotti e servizi?

Vado oltre la provocazione, provando a ribaltare la dinamica. Non devo andare lontano per trovare un esempio: è passato relativamente poco tempo da quando l’attenzione della stampa è stata catalizzata da un fenomeno molto simile a quello degli annunci a luci rosse. È dell’ottobre dell’anno scorso, infatti, la pubblicazione del “Diario di una webcamgirl”, di Hellen (alter ego digitale di Elena, 25 anni, Milano), che ha reso la sua autrice protagonista di interviste, ospite e oggetto di dibattiti all media. Nel raccontare la storia di come Elena è diventata Hellen, i giornali si sono preoccupati di mettere bene in evidenza il movente del bisogno: licenziata di punto in bianco dal negozio dove lavorava, una madre con cui era impossibile vivere, le tasse universitarie da sostenere, bla bla bla. Certo, non è stato un uomo a offrirle qualcosa in cambio di sesso, ha deciso da sola di spogliarsi davanti a una webcam, ma, anche se ora dichiara di amare il suo lavoro, la sua scelta non è stata libera, non può essere stata libera.

A ben guardare, sotto sotto c’è quest’idea: le donne che si mantengono con il sesso sono delle poverine, non hanno un’alternativa o sono costrette da qualcuno. Queste donne sono delle infelici, delle vittime, sono umiliate e fanno mestieri degradanti.

Immagino che questo sia il modo migliore, rispetto alla criminalizzazione o alla sanzione morale, di tappare la bocca a chi è sex worker per libera scelta. Il motivo è che queste persone (la maggior parte, nell’industria del sesso) ci dicono qualcosa che non vogliamo sentirci dire. La puttana ci dice: “io lavoro per me stessa, mi guadagno da vivere col mio corpo, do sesso e mi danno denaro e poi non devo stirare le camicie dei miei clienti, o far loro da mangiare, o pulire i pavimenti…”. Così, giocando apertamente, scopre le carte di noialtre/i: chi, in un modo o nell’altro, non usa o non ha mai usato il sesso allo scopo di ottenere qualcosa, fosse esso materiale o immateriale? La puttana non chiede di essere mantenuta, o di essere sposata, o sorretta. Si regge benissimo sulle sue gambe, non chiede sacrifici e non fa ricatti velati in nome del suo sesso. Chiede soldi, puro e semplice, senza altri vincoli né per sé, né per il proprio cliente. Per questo gli uomini ne sono attratti, e nello stesso tempo la biasimano (per usare un eufemismo). Per questo le altre donne la temono.

Eppure, se fossimo tutte/i un po’ più puttane, sono convinta che ce la passeremmo molto meglio.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.